
Control-Mastery Theory - CMT
Italian Group
Il Control Mastery Theory Italian Group (CMT-IG) è l'associazione di riferimento in Italia per la diffusione, ricerca e formazione in psicoterapia secondo la Control Mastery Theory.
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L'ipotesi presentata in questo lavoro sostiene che l'intersoggettività e il bisogno di appartenenza siano motivazioni sovraordinate nell'organizzazione della vita psichica, fungendo da cornice primaria entro cui si strutturano il Sé, la regolazione degli affetti e i sistemi di significato. I Sistemi Motivazionali Interpersonali (SMI) vengono qui proposti come dispositivi e strumenti a esse subordinati con cui l'individuo cerca di creare, preservare e mantenere i legami e l'inclusione relazionale. La spinta fondamentale dell’essere umano non sarebbe dunque la sola attivazione dei singoli sistemi motivazionali, in particolare quello dell'attaccamento, ma la necessità di evitare il senso di isolamento e il vuoto relazionale e di appartenenza, vissuti come minacce all'integrità del Sé. In quest'ottica e in coerenza con i principi della Control-Mastery Theory (CMT), le credenze patogene rappresenterebbero le soluzioni adattive volte a preservare il senso di appartenenza, l'intersoggettività e quindi le relazioni significative. Il lavoro in terapia diventa quindi un processo intersoggettivo di disconferma di tali credenze patogene, che permette di riscrivere e trovare una nuova cornice e narrazione al proprio senso di appartenenza.
Introduzione C’è qualcosa che il cinema fa meglio di qualunque manuale di teoria e tecnica psicologica: mostra. Non spiega, non teorizza: mostra. Mostra un volto che si contrae, una voce che si spezza, un silenzio che dura un attimo di troppo. E, in quell’attimo, chi ha imparato a guardare con occhio clinico riconosce il peso di una credenza patogena, il lavoro sotterraneo di un senso di colpa che il personaggio non sa ancora di portare con sé. Come professionisti formati alla Control-Mastery Theory, sappiamo che i sensi di colpa interpersonali non sono semplici astrazioni teoriche: sono esperienze vive, incarnate, che attraversano la stanza di terapia ogni giorno. La CMT ha identificato cinque principali sensi di colpa interpersonali - da separazione/slealtà, del sopravvissuto, da responsabilità onnipotente, da burdening e da odio di sé - ciascuno radicato in credenze patogene sviluppate nell’infanzia, nel tentativo del bambino di preservare il legame con le figure di attaccamento e di dare senso a esperienze traumatiche (Gazzillo, 2016). Questo articolo nasce da una convinzione personale, maturata in anni di pratica clinica, intervisione e supervisione: che il cinema possa costituire uno strumento prezioso per esercitare l’occhio clinico al di fuori della stanza di terapia. Non si tratta, ovviamente, di sostituire il lavoro con i pazienti reali, quanto di offrire un’occasione di riflessione priva delle implicazioni contro-transferali che inevitabilmente accompagnano ogni incontro clinico. Davanti a uno schermo, infatti, possiamo permetterci di osservare con calma, tornare indietro, rivedere una scena, chiederci: cosa sta accadendo davvero tra queste persone? I film che ho scelto - e, in un caso, una serie - sono opere che mi sono care, che ho visto e rivisto nel tempo, e che ogni volta mi hanno restituito qualcosa di nuovo. Non li propongo come casi clinici, ma come semplici esercizi di sguardo: occasioni per riconoscere, in un dialogo scritto da uno sceneggiatore, le stesse dinamiche che incontriamo nella clinica quotidiana. Per ciascuno dei cinque sensi di colpa interpersonali ho individuato un’opera e, al suo interno, la scena che a mio parere lo rappresenta meglio. Di ogni scena riporto il dialogo, ne analizzo la struttura relazionale e identifico la credenza patogena sottostante e il senso di colpa che ne deriva. Un invito, dunque, a guardare il cinema con gli occhi del clinico, con la consapevolezza che ogni buon film può essere, in fondo, anche una piccola formulazione del caso.
Le riflessioni che presento si collocano nella scia di un precedente lavoro, in cui era stato posto un quesito rispetto a questo tipo di fenomeni. In particolare, mi riferisco a quelle circostanze, che si verificano in terapia, in cui “la disconferma delle credenze patogene lascia spazio a un nuovo vissuto doloroso: la perdita di quei riferimenti identitari che, per quanto portatori di sofferenza, offrivano un’immagine chiara di sé” (Bruno, 2025). I concetti di vero Sé e Falso Sé, introdotti da Winnicott (vedi, ad esempio, Winnicott, 1965), offrono spunti, a mio avviso, rilevanti per comprendere quei pazienti che, in seguito a un lavoro terapeutico volto a disconfermare le loro credenze patogene e al raggiungimento di obiettivi sani attraverso il superamento dei test, riferiscono di sentirsi vuoti, “dissociati”, lontani dal mondo e dagli altri, persi, confusi o, più genericamente, “in crisi”. Da una prospettiva psicoanalitica, il vero Sé rappresenta il costrutto ipotetico alla base della sensazione di essere sé stessi, di essere autentici, spontanei e creativi, e il suo sviluppo è reso possibile dalla presenza di un ambiente facilitante che, nell’infanzia, è in grado di favorire la continuità del senso di esistere del bambino, il suo abitare il corpo, il suo essere sé stesso e al tempo stesso in relazione con l’ambiente (Winnicott, 1965). Tale ambiente facilitante consente il passaggio da una dipendenza assoluta a una dipendenza relativa, accompagnando gradualmente il bambino nel processo di separazione dalla madre e di acquisizione dell’autonomia. Quando tutto ciò viene meno e i genitori non rispondono in modo adeguato, empatico e contingente ai suoi bisogni, la situazione si complica. Il bambino, infatti, nel tentativo di proteggere il legame con i caregiver, impara precocemente a adattarsi, modificando e distorcendo i propri bisogni, desideri, comportamenti e atteggiamenti per adeguarsi alle aspettative altrui.
La Terapia in Ottica CMT
I pazienti (individui, coppie, famiglie) vengono in terapia perché vogliono raggiungere obiettivi sani e realistici (essere meno depressi, meno ansiosi, riuscire ad avere una storia d'amore appagante, realizzarsi sul lavoro), ma non ci riescono a causa di credenze patogene che gli fanno vivere il raggiungimento di questi obiettivi come un pericolo (possono temere di fallire, di essere rifiutati, di ferire una persona cara ecc.). Queste credenze patogene, in genere inconsce e sviluppate per adattarsi a esperienze traumatiche, alimentano sentimenti di colpa, vergogna e paura, e i pazienti vorrebbero disconfermarle. Nel tentativo di diventare consapevoli di queste esperienze traumatiche e di queste credenze, e di disconfermarle, i pazienti le mettono alla prova proponendo dei test ai loro terapeuti e alle persone care. Il compito del terapeuta è comprendere il piano di ogni paziente (quali obiettivi vuole raggiungere? quali credenze lo ostacolano? da dove nascono queste credenze? in che modo vorrebbe disconfermarle), e aiutare il paziente a realizzarlo fornendogli le esperienze emotive correttive che cerca e seguendo le sue comunicazioni di coaching. Quando il terapeuta riesce a fare questo, il paziente si sente più al sicuro e lavora per stare meglio. Infatti, gli esseri umani sono intrinsecamente motivati ad adattarsi alla realtà, risolvere i loro problemi e padroneggiare i loro traumi, e regolano inconsciamente la loro vita psichica seguendo un principio di sicurezza vs pericolo. Questa è, in sintesi, la terapia in ottica CMT.
— Francesco Gazzillo
Le Nostre Aree di Attività
La principale attività del CMT-IG è la formazione alla CMT di psicologi, psichiatri e altre figure che lavorano nelle professioni d'aiuto.
Corso triennale (18h teoria, 80h clinica) per psicologi e psicoterapeuti.
Approfondimenti sull'uso della CMT in terapie per l'età evolutiva e sostegno alla genitorialità.
Giornate di approfondimento sull'uso della CMT con adolescenti e interventi a domicilio.
Giornate di approfondimento sull’applicazione della CMT alla terapia di coppia.
Progettazione ed esecuzione di ricerche empiriche su processo ed esito delle psicoterapie e su psicopatologia (senso di sicurezza, credenze patogene, sentimenti di colpa e vergogna, strategie di testing), ricerca su valutazione dell’efficacia della CMT in contesti non clinici.
Applicazioni della CMT per rendere più efficaci i Servizi alla persona e la loro pianificazione.
Approfondimenti in counselling e psicoterapie brevi per chi ha già completato la formazione base.
Le Nostre Pubblicazioni
Approfondimenti Recenti
La Nostra Pubblicazione di Riferimento
In questo volume abbiamo raccolto i contributi pubblicati sul nostro sito dai soci del CMT-IG. Si tratta di lavori che affrontano temi teorici, problematiche cliniche e applicazioni della CMT a temi non strettamente psicoterapeutici.

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