“Un breve ritratto biografico di Joseph Weiss”: intervista a Martha Walters, sua amica di una vita

Joe era nato e cresciuto a Cincinnati. Suo padre, HB[1], era cresciuto in povertà, e con Joe era stato molto duro, molto attento alla disciplina; sua madre, Gertrude Minnie Marks, veniva invece da una famiglia molto ricca. Joe aveva due sorelle, Regine[2] e Martha.

Ad Harvard aveva studiato matematica, ma era stato sempre molto interessato al modo in cui operavano le persone, cosa per lui molto importante forse perché stava cercando di padroneggiare in questo modo qualche suo trauma infantile. E non solo aveva una grande capacità intellettuale, ma anche un grande talento, aveva una compassione immensa per le persone, e per lui prendersi cura delle persone era una cosa molto seria; anche se amava divertirsi, c’era un suo lato molto serio, e sapeva essere molto disciplinato.
Voglio farvi un esempio di una cosa che ha fatto quando era alla Cincinnati Medical School, anche perché amo questa storia. Quando era interno del reparto pediatrico lavorava con tutti questi bambini malati ed era sempre estremamente amichevole con loro, amava farli divertire, e una notte che aveva la reperibilità decise di dipingere tutto il muro della sua stanza – Joe era anche un artista, dipingeva – con oggetti divertenti, pagliacci, e tanti colori. Era la sua rappresentazione del Purgatorio. E naturalmente, il giorno dopo, quando i medici e gli amministrativi tornarono in ospedale, dissero che quel murales non poteva stare lì, e quindi lo cancellarono. Questo aneddoto mostra chiaramente l’irriverenza di Joe, ma era un’irriverenza divertente, anche perché sapeva quanto fossero depressi e spaventati questi bambini, e lui aveva capito che erano stressati e spaventati anche i loro genitori, e i genitori dei bambini lo conoscevano e lo amavano molto. Questo era Joe. E, come potete immaginare, il padre fu molto scosso da questo suo comportamento.

Poi venne a San Francisco per specializzarsi in psichiatria alla University of California, San Francisco (UCSF), ed è qui che incontrò il suo migliore amico di una vita, Stan Steinberg[3]. Andarono a vivere insieme nello stesso appartamento, ed erano come fratelli, tanto che dopo la sua morte Stanley mi disse che Joe era stato la persona più importante della sua vita, una cosa piuttosto commuovente.

A San Francisco Joe iniziò a fare ricerca e una delle cose che studiò erano i crimini sessuali di persone che erano finite in galera. Ed è mentre era impegnato in questo progetto che incontrò la sua futura moglie, Estelle[4]. Estelle aveva sentito parlare di questo Joe Weiss, di questo ragazzo brillante, e iniziarono a uscire insieme. Estelle era molto, molto timida, brillante ma molto timida, ma Joe era stato colpito dalla sua intelligenza, e poi anche Estelle era un’artista, una pittrice. Una volta andarono insieme a Tiburon, un posto vicino San Francisco, si misero a dipingere e bevvero un bel po’ di gin, per cui finirono per andare in giro ubriachi, e si innamorarono. Poi si sposarono ed ebbero tre figli: John, Martha e Elizabeth.

Estelle e John Weiss

Rispetto alle sue ricerche psicoanalitiche, gli ci vollero circa cinque o sette anni di pratica clinica per notare dei pattern tipici, e prese molto seriamente le sue ricerche. Una delle cose che mi disse è che, quando decise di dedicarsi davvero alla ricerca e a scrivere libri, la sua vita divenne molto più disciplinata. Lavorava tutto il giorno con i pazienti e poi, tornato a casa, anziché perdere tempo a bere e mangiare, tornava al lavoro. Poi costituì il suo gruppo di ricerca, a cui si dedicava molto.

Una delle cose che mi è sempre piaciuta di Joe è che era come appariva, era una persona molto diretta, e questo ha aiutato molto anche me nella vita, perché è sempre un’esperienza rinvigorente stare con una persona del genere. Ed era molto dedito e disciplinato nelle sue ricerche, le prendeva molto seriamente, ma amava anche il divertimento, e questo significava, per esempio, che per tre mesi all’anno se ne andava a Malibu in vacanza. Lì aveva fatto amicizia con una coppia di persone molto carine, un insegnante di liceo e una casalinga, e per quarantacinque anni lui e Estelle presero in affitto la loro casa sulla spiaggia, e Joe la amava. Questi tre mesi estivi non erano un periodo di divertimento solo per lui perché vari amici, e amici di amici, lo andavano a trovare. Lui era molto informale, rilassato, amichevole. Era bellissimo stare lì. Lui ed Estelle erano due persone particolari, calde e aperte, molto particolari. Se amici di amici gli chiedevano: “Possiamo venire da voi stasera?”, loro dicevano di sì. Joe, quindi, era molto informale, ma al tempo stesso durante il giorno era molto disciplinato quando lavorava alle sue ricerche o a un suo libro. Al mattino si alzava, faceva colazione, e lavorava dalle dieci alle quattro del pomeriggio, era davvero molto disciplinato.

Ad ogni modo, non è possibile parlare di Joe senza parlare di Estelle, perché senza di lei non ci sarebbero state le sue ricerche e neppure i libri che ha pubblicato. Anche Estelle era una persona brillante, ma in modo diverso da Joe. Era bravissima a fare un quadro complessivo delle situazioni e scriveva benissimo. Non era solo un medico, ma anche una naturalista, una poetessa, e soprattutto era una pittrice eccezionale. Anche lei era molto particolare e incredibilmente gentile. Amava anche i cani, e questo legava molto Joe ed Estelle, perché entrambi amavano gli animali. Estelle era anche una psicoanalista, e per alcuni anni aveva anche lavorato come analista, ma poi aveva capito che per lei era un lavoro troppo duro dal punto di vista emotivo, e quindi decisero di comune accordo che Estelle si sarebbe presa cura di Joe nella vita quotidiana e lo avrebbe aiutato nei suoi progetti di ricerca e nella scrittura dei suoi libri. In questo modo, Estelle riuscì anche a perfezionare le sue capacità di pittrice, e divenne così brava che una volta o due i suoi quadri sono stati anche esposti in delle gallerie, ma era davvero molto timida. Ad ogni modo, i suoi quadri erano venduti immediatamente perché erano davvero fantastici, vicini al fotorealismo. Sia lei che Joe amavano molto Cezanne e Goya, e avevano interessi davvero variegati. Estelle era anche una studiosa di William Blake, il poeta e pittore. Insomma, aveva una mente molto potente, ma ripeto, era molto timida. E poi si prendeva cura dei tre figli. Quindi, Estelle era fondamentale per la vita quotidiana di Joe, e sono stati sposati per cinquantadue o cinquantaquattro anni, insomma per tantissimi anni. Si volevano veramente bene e avevano interessi simili. Il loro matrimonio funzionava davvero, cosa piuttosto insolita ormai. Erano stati molto fortunati, anche perché davvero non ho più incontrato persone come loro, e non credo che le incontrerò mai, ma va bene così, anzi penso di essere stata molto fortunata ad aver incontrato due persone come loro e ad aver avuto con loro un rapporto così intimo. E sono sicura che anche voi lo avreste amato; era una persona calda, accogliente e brillante. Non si dava affatto aree, era molto informale.

Joe Weiss ritratto da Estelle

Una delle poche cose che gli davano davvero fastidio erano i conflitti che si creavano all’interno del San Francisco Psychotherapy Research Group, li odiava e pensava fossero del tutto controproducenti. Joe considerava Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill degli esempi di come andava condotto un gruppo perché avevano capito che, in presenza di opinioni contrastanti, era necessario identificare un terreno comune. E a volte questo era molto difficile con il suo gruppo di ricerca, cosa che non gli piaceva affatto, per cui spendeva molte ore per cercare di risolvere questo problema.

Adesso vorrei raccontarvi una cosa che solo in pochi sanno. Joe aveva una paziente di circa quindici anni che voleva suicidarsi e aveva realmente tentato il suicidio. Un giorno il padre di questa ragazza chiamò Joe, e gli disse di essere molto preoccupato per la figlia, e da quel momento in poi, per tre anni, Joe ha parlato al telefono con lei tutti i giorni. Il giorno del funerale di Joe, questa donna è venuta da me, non so perché proprio da me, si è presentata e mi ha detto: “Lei probabilmente sa già chi sono”, e io le ho detto di sì, Joe mi aveva fatto il suo nome, e lei ha aggiunto: “Volevo dirle che Joe mi ha salvato la vita”. Per lei Joe era stato fondamentale perché il padre era incredibilmente esigente e la madre era un’alcolista, e lei sentiva di non appartenere a nulla e a nessuno. E Joe era riuscito a trovare il tempo per lei tutti i giorni perché lei aveva bisogno di essere rassicurata tutti i giorni del fatto che valesse la pena di vivere, e lei lo sapeva. E Joe trovava ogni sera il tempo di parlare con lei al telefono (lei andava a scuola), fosse per cinque minuti o per mezz’ora, tutti i giorni, anche il sabato e la domenica. Davvero notevole. Qualche volta che stavo a casa di Joe le ho risposto io al telefono, era una ragazza molto dolce. Adesso ha circa quarant’anni, e fondamentalmente Joe le ha salvato la vita. E non le faceva neppure pagare tutte le sedute, perché nessuno potrebbe permetterselo.

Frequentando Joe ed Estelle ho capito molte cose su come funzionano le persone, sull’importanza dell’empatia, della compassione, della capacità di mantenere un segreto, e della privacy, che è una cosa fondamentale nella vostra professione ma anche più in generale. Quando le persone ti confidano un segreto, è un segreto. E ho imparato anche delle cose sui pettegolezzi, e su quanto le persone possano essere crudeli per il gusto di fare pettegolezzi. Joe mi ha insegnato anche l’importanza dei contesti, e del fatto che quando conosci una persona nuova non devi mai dare nulla per scontato perché non sai nulla del contesto in cui è vissuta e vive. Joe ed Estelle, di fatto, si rapportavano in modo molto delicato agli altri, cosa che mi è sempre piaciuta molto, e mi hanno insegnato molto anche sul rispetto dei confini delle persone. Erano i miei migliori amici, e tra noi eravamo molto aperti. E poi Joe era molto sensibile: quando un mio caro amico rischiò di morire a causa di un incidente automobilistico terribile, loro capirono al volo ciò di cui avevo bisogno. Joe stava andando al lavoro e cancellò tutti i pazienti e rimase seduto accanto a me per un’ora.

Peraltro, anche Joe ha sofferto per una tragedia personale molto grave. Quando aveva circa trent’anni, la sorella Martha ebbe una grave emorragia cerebrale mentre usciva dalla stanza del suo analista e morì a ventun anni, e i genitori di Joe dissero che non avrebbero parlato mai più di questo fatto e non avrebbero mai più nominato la sorella, cosa che vi fa capire quanto fossero emotivamente chiusi, vuoti. E Joe ha chiamato una delle sue figlie Martha proprio per onorare la memoria della sorella. Joe aveva una relazione molto intima con le sorelle anche perché i genitori erano delle persone molto strane, per cui i figli si erano molto uniti tra loro, e la morte di Martha fu un colpo terribile. Estelle mi raccontò che Joe rimase sotto shock per mesi. Ecco, Joe era l’esatto opposto della chiusura e del vuoto emotivo dei genitori. Forse i suoi unici difetti erano che a volte era molto impaziente, e si fidava davvero di poche persone; ecco, era piuttosto diffidente, si fidava davvero solo di poche persone, di Estelle, di Sten Steinberg, di Marshall Bush, di me e di un suo amico di vecchia data.

Io e lui giocavamo a tennis insieme, e come vi ho detto aveva una vita molto disciplinata per cui andavamo a giocare a tennis a Presidio ogni martedì mattina alle dieci e poi pranzavamo a Fillmore. Mi chiamava, sia quando andavo a scuola sia quando avevo iniziato a lavorare, e mi diceva: “Walters, martedì mattina alle 10”. Era bello. E poi scherzava sempre, aveva molto senso dell’umorismo, e mentre ascoltava i pazienti disegnava dei fumetti che poi rifiniva a casa la sera. Sono brillanti e ben fatti. Joe era anche molto interessato alla politica. Insomma, con lui si poteva parlare di tantissimi argomenti, ed era una persona molto divertente e al tempo stesso molto focalizzata e disciplinata rispetto a quello che voleva fare. E amava il jazz, in particolare Billie Holiday e Teddy Wilson; il jazz gli piaceva moltissimo. E il cinema, in particolare Charlie Chaplin. Non si stancava mai di vedere i suoi film, lo stimava moltissimo e lo divertiva altrettanto. Negli anni Sessanta e Settanta del novecento, a San Francisco, c’era una comunità di artisti chiamati “The Committee”, e Joe Estelle ne facevamo parte. Al tempo stesso erano molto disciplinati nell’allevare i loro figli: adesso John è un neuroscienziato, si è laureato in medicina e ha fatto il PhD, lavora alla University of California, Irvine, e si occupa prevalentemente di sclerosi laterale amiotrofica. John è gay e con il compagno, David, hanno un figlio di undici anni. Martha è professoressa di biologia alla Gergetown University, è sposata e ha due figlie, una delle quali adesso studia a Yale mentre l’altra vive con loro a Washington DC e fa il liceo. L’altra figlia, Elizabeth o Beth, è una bibliotecaria e vive qui nella Bay Area. Nessuno dei figli si occupa di psicoterapia, ma per Joe non è mai stato un problema. Anzi, una delle cose che amavo di lui e di Estelle è che, qualsiasi fosse l’interesse dei figli, per loro andava bene. I figli hanno imparato moltissimo avendo a che fare con i genitori in quel campo. John, per esempio, è un neuroscienziato brillante, mentre Martha è una persona particolare, perché ha la personalità di Joe e gli interessi di Estelle. Martha è quella più simile a Joe e più adattata dal punto di vista sociale, mentre Elizabeth ha una personalità simile a quella di Estelle, è più tranquilla e più timida. Io sono ancora in contatto con John e con Martha, d’altra parte li conosco da sempre. Insomma, per me Joe, Estelle e i loro figli sono stati e sono come la mia famiglia.

Una delle poche cose che gli davano davvero fastidio erano i conflitti che si creavano all’interno del San Francisco Psychotherapy Research Group, li odiava e pensava fossero del tutto controproducenti. Joe considerava Franklin Delano Roosevelt e Winston Churchill degli esempi di come andava condotto un gruppo perché avevano capito che, in presenza di opinioni contrastanti, era necessario identificare un terreno comune. E a volte questo era molto difficile con il suo gruppo di ricerca, cosa che non gli piaceva affatto, per cui spendeva molte ore per cercare di risolvere questo problema.

Adesso vorrei raccontarvi una cosa che solo in pochi sanno. Joe aveva una paziente di circa quindici anni che voleva suicidarsi e aveva realmente tentato il suicidio. Un giorno il padre di questa ragazza chiamò Joe, e gli disse di essere molto preoccupato per la figlia, e da quel momento in poi, per tre anni, Joe ha parlato al telefono con lei tutti i giorni. Il giorno del funerale di Joe, questa donna è venuta da me, non so perché proprio da me, si è presentata e mi ha detto: “Lei probabilmente sa già chi sono”, e io le ho detto di sì, Joe mi aveva fatto il suo nome, e lei ha aggiunto: “Volevo dirle che Joe mi ha salvato la vita”. Per lei Joe era stato fondamentale perché il padre era incredibilmente esigente e la madre era un’alcolista, e lei sentiva di non appartenere a nulla e a nessuno. E Joe era riuscito a trovare il tempo per lei tutti i giorni perché lei aveva bisogno di essere rassicurata tutti i giorni del fatto che valesse la pena di vivere, e lei lo sapeva. E Joe trovava ogni sera il tempo di parlare con lei al telefono (lei andava a scuola), fosse per cinque minuti o per mezz’ora, tutti i giorni, anche il sabato e la domenica. Davvero notevole. Qualche volta che stavo a casa di Joe le ho risposto io al telefono, era una ragazza molto dolce. Adesso ha circa quarant’anni, e fondamentalmente Joe le ha salvato la vita. E non le faceva neppure pagare tutte le sedute, perché nessuno potrebbe permetterselo.

Frequentando Joe ed Estelle ho capito molte cose su come funzionano le persone, sull’importanza dell’empatia, della compassione, della capacità di mantenere un segreto, e della privacy, che è una cosa fondamentale nella vostra professione ma anche più in generale. Quando le persone ti confidano un segreto, è un segreto. E ho imparato anche delle cose sui pettegolezzi, e su quanto le persone possano essere crudeli per il gusto di fare pettegolezzi. Joe mi ha insegnato anche l’importanza dei contesti, e del fatto che quando conosci una persona nuova non devi mai dare nulla per scontato perché non sai nulla del contesto in cui è vissuta e vive. Joe ed Estelle, di fatto, si rapportavano in modo molto delicato agli altri, cosa che mi è sempre piaciuta molto, e mi hanno insegnato molto anche sul rispetto dei confini delle persone. Erano i miei migliori amici, e tra noi eravamo molto aperti. E poi Joe era molto sensibile: quando un mio caro amico rischiò di morire a causa di un incidente automobilistico terribile, loro capirono al volo ciò di cui avevo bisogno. Joe stava andando al lavoro e cancellò tutti i pazienti e rimase seduto accanto a me per un’ora.

Peraltro, anche Joe ha sofferto per una tragedia personale molto grave. Quando aveva circa trent’anni, la sorella Martha ebbe una grave emorragia cerebrale mentre usciva dalla stanza del suo analista e morì a ventun anni, e i genitori di Joe dissero che non avrebbero parlato mai più di questo fatto e non avrebbero mai più nominato la sorella, cosa che vi fa capire quanto fossero emotivamente chiusi, vuoti. E Joe ha chiamato una delle sue figlie Martha proprio per onorare la memoria della sorella. Joe aveva una relazione molto intima con le sorelle anche perché i genitori erano delle persone molto strane, per cui i figli si erano molto uniti tra loro, e la morte di Martha fu un colpo terribile. Estelle mi raccontò che Joe rimase sotto shock per mesi. Ecco, Joe era l’esatto opposto della chiusura e del vuoto emotivo dei genitori. Forse i suoi unici difetti erano che a volte era molto impaziente, e si fidava davvero di poche persone; ecco, era piuttosto diffidente, si fidava davvero solo di poche persone, di Estelle, di Sten Steinberg, di Marshall Bush, di me e di un suo amico di vecchia data.

Io e lui giocavamo a tennis insieme, e come vi ho detto aveva una vita molto disciplinata per cui andavamo a giocare a tennis a Presidio ogni martedì mattina alle dieci e poi pranzavamo a Fillmore. Mi chiamava, sia quando andavo a scuola sia quando avevo iniziato a lavorare, e mi diceva: “Walters, martedì mattina alle 10”. Era bello. E poi scherzava sempre, aveva molto senso dell’umorismo, e mentre ascoltava i pazienti disegnava dei fumetti che poi rifiniva a casa la sera. Sono brillanti e ben fatti. Joe era anche molto interessato alla politica. Insomma, con lui si poteva parlare di tantissimi argomenti, ed era una persona molto divertente e al tempo stesso molto focalizzata e disciplinata rispetto a quello che voleva fare. E amava il jazz, in particolare Billie Holiday e Teddy Wilson; il jazz gli piaceva moltissimo. E il cinema, in particolare Charlie Chaplin. Non si stancava mai di vedere i suoi film, lo stimava moltissimo e lo divertiva altrettanto. Negli anni Sessanta e Settanta del novecento, a San Francisco, c’era una comunità di artisti chiamati “The Committee”, e Joe Estelle ne facevamo parte. Al tempo stesso erano molto disciplinati nell’allevare i loro figli: adesso John è un neuroscienziato, si è laureato in medicina e ha fatto il PhD, lavora alla University of California, Irvine, e si occupa prevalentemente di sclerosi laterale amiotrofica. John è gay e con il compagno, David, hanno un figlio di undici anni. Martha è professoressa di biologia alla Gergetown University, è sposata e ha due figlie, una delle quali adesso studia a Yale mentre l’altra vive con loro a Washington DC e fa il liceo. L’altra figlia, Elizabeth o Beth, è una bibliotecaria e vive qui nella Bay Area. Nessuno dei figli si occupa di psicoterapia, ma per Joe non è mai stato un problema. Anzi, una delle cose che amavo di lui e di Estelle è che, qualsiasi fosse l’interesse dei figli, per loro andava bene. I figli hanno imparato moltissimo avendo a che fare con i genitori in quel campo. John, per esempio, è un neuroscienziato brillante, mentre Martha è una persona particolare, perché ha la personalità di Joe e gli interessi di Estelle. Martha è quella più simile a Joe e più adattata dal punto di vista sociale, mentre Elizabeth ha una personalità simile a quella di Estelle, è più tranquilla e più timida. Io sono ancora in contatto con John e con Martha, d’altra parte li conosco da sempre. Insomma, per me Joe, Estelle e i loro figli sono stati e sono come la mia famiglia.

Marshall Bush, Martha Walters e Francesco Gazzillo

(Traduzione di Francesco Gazzillo)

 


[1] Hiram Bertram.

[2] Regine Weiss, deceduta nel 2016, era la madre di Paul Ransohoff.

[3] Stanley A. Steinberg vive e lavora ancora a San Francisco.

[4] Estelle Rogers in Weiss (1921-2015).

Leave a Reply