Il cinema come palestra per l’occhio clinico I sensi di colpa interpersonali visti attraverso cinque scene memorabili
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Introduzione
Introduzione
C’è qualcosa che il cinema fa meglio di qualunque manuale di teoria e tecnica psicologica: mostra. Non spiega, non teorizza: mostra. Mostra un volto che si contrae, una voce che si spezza, un silenzio che dura un attimo di troppo. E, in quell’attimo, chi ha imparato a guardare con occhio clinico riconosce il peso di una credenza patogena, il lavoro sotterraneo di un senso di colpa che il personaggio non sa ancora di portare con sé.
Come professionisti formati alla Control-Mastery Theory, sappiamo che i sensi di colpa interpersonali non sono semplici astrazioni teoriche: sono esperienze vive, incarnate, che attraversano la stanza di terapia ogni giorno. La CMT ha identificato cinque principali sensi di colpa interpersonali - da separazione/slealtà, del sopravvissuto, da responsabilità onnipotente, da burdening e da odio di sé - ciascuno radicato in credenze patogene sviluppate nell’infanzia, nel tentativo del bambino di preservare il legame con le figure di attaccamento e di dare senso a esperienze traumatiche (Gazzillo, 2016).
Questo articolo nasce da una convinzione personale, maturata in anni di pratica clinica, intervisione e supervisione: che il cinema possa costituire uno strumento prezioso per esercitare l’occhio clinico al di fuori della stanza di terapia. Non si tratta, ovviamente, di sostituire il lavoro con i pazienti reali, quanto di offrire un’occasione di riflessione priva delle implicazioni contro-transferali che inevitabilmente accompagnano ogni incontro clinico. Davanti a uno schermo, infatti, possiamo permetterci di osservare con calma, tornare indietro, rivedere una scena, chiederci: cosa sta accadendo davvero tra queste persone?
I film che ho scelto - e, in un caso, una serie - sono opere che mi sono care, che ho visto e rivisto nel tempo, e che ogni volta mi hanno restituito qualcosa di nuovo. Non li propongo come casi clinici, ma come semplici esercizi di sguardo: occasioni per riconoscere, in un dialogo scritto da uno sceneggiatore, le stesse dinamiche che incontriamo nella clinica quotidiana. Per ciascuno dei cinque sensi di colpa interpersonali ho individuato un’opera e, al suo interno, la scena che a mio parere lo rappresenta meglio. Di ogni scena riporto il dialogo, ne analizzo la struttura relazionale e identifico la credenza patogena sottostante e il senso di colpa che ne deriva.
Un invito, dunque, a guardare il cinema con gli occhi del clinico, con la consapevolezza che ogni buon film può essere, in fondo, anche una piccola formulazione del caso.
