Ancora sul senso di sicurezza, e su cosa significa curare
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Introduzione
Vorrei ritornare di nuovo sul concetto di sicurezza (Fiorenza et al, 2023; Weiss, 2005), perché ho l’impressione, da quanto osservo in varie supervisioni e discussioni cliniche, che su di esso vi è una certa dose di confusione.
Dal punto di vista della CMT, far sentire un paziente al sicuro è forse l’obiettivo sovraordinato del terapeuta. Il punto è che, dal nostro punto di vista, il senso di sicurezza dei pazienti è funzione o di una loro valutazione realistica della realtà o della natura delle loro credenze patogene, cioè di quelle credenze, in larga parte inconsce, che gli fanno vivere come pericoloso il perseguimento di obiettivi perseguibili, sani e realistici (Gazzillo, 2023; Weiss, 1997).
Le credenze patogene sono la base di sintomi, inibizioni e tratti disfunzionali del carattere, e proprio a causa delle sue credenze patogene un paziente ha paura di fare qualcosa che vorrebbe e sarebbe in grado di fare, si sente in ansia alla prospettiva di avvicinarsi a quegli obiettivi e quindi li evita. Ne consegue che, se il terapeuta spinge il paziente a perseguire quell’obiettivo, che proprio il paziente vuole ed è in grado di perseguire, quest’ultimo coscientemente non si sente al sicuro, e prova ansia. Per questo motivo, molti colleghi, non solo giovani, credono che, per far sentire al sicuro il paziente, bisogni accettare o sostenere i suoi evitamenti. Ora, a me sembra del tutto evidente che questa strategia sia anti-terapeutica.
Dal punto di vista della CMT, far sentire un paziente al sicuro vuol dire aiutarlo a esporsi al pericolo temuto facendogli vivere l’esperienza che quel pericolo non c’è più, oppure che ora può essere affrontato perché non è così grande come il paziente ha appreso che fosse. Vuole dire fargli fare l’esperienza, dentro e fuori la stanza di terapia, che la sua credenza patogena è falsa. Vuol dire aiutarlo a diventare consapevole della sua credenza patogena, delle sue origini, e del fatto che ora può sviluppare credenze diverse e più funzionali e scegliere queste ultime come guida del suo comportamento. E tutto questo è il contrario dell’evitamento.
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