Abbastanza al sicuro per restare, abbastanza al sicuro per andare
Introduzione
Dieci anni di lavoro con le dipendenze attraverso la Control-Mastery Theory
Il parco
Io non sono arrivata ad occuparmi di dipendenze patologiche per una scelta teorica o ideologica, ci sono arrivata per una giornata di volontariato. Avevo ventidue anni, mi ero appena laureata alla triennale ed ero volontaria della Croce Rossa Italiana, quando ho aderito a una iniziativa di bonifica del parco di Tor Bella Monaca, un quartiere della periferia di Roma, senza sapere a che cosa stessi andando incontro. Fino a quel giorno non avevo avuto esperienze dirette con persone tossicodipendenti: era un mondo che non capivo e su cui riconoscevo di avere dei pregiudizi, perché a ventidue anni non riuscivo a comprendere come si potesse arrivare a distruggere così la propria vita. Non avevo ancora capito che le dipendenze ci riguardano tutti, in forme più o meno gravi e più o meno accettate socialmente, e che parlare di questo tema significa parlare di tutti noi.
Quel giorno ho visto per la prima volta persone iniettarsi eroina a pochi metri da me; ho visto uomini e donne arrivare in macchina, prendere la loro dose e tornare al lavoro; ho visto ragazzine prostituirsi per la cocaina. Ne sono rimasta sconvolta, e uso questa parola senza attenuarla: stavo scoprendo un mondo sommerso a pochi chilometri da casa mia, dove per me c’era solo un’uscita del Grande Raccordo Anulare.
C'è però una cosa di quella giornata che ho impiegato anni a capire fino in fondo, ed è il motivo per cui ve la sto raccontando: ad aiutarmi, quel giorno, sono stati gli utenti della comunità. Sono stati loro a spiegarmi quello che stavo guardando e a farmi entrare nel loro mondo con una fiducia che non avevo fatto niente per meritarmi. Quello che mi ha spinta a occuparmi per il resto della mia vita di queste persone non è stato lo shock, perché lo shock passa: è stato il modo in cui quelle persone mi hanno parlato, con la quieta rassegnazione di chi ha toccato il fondo senza arrendersi. È stato in quel parco che ho deciso che avrei lavorato con il loro dolore, e da allora il percorso è proseguito con declinazioni diverse: prima le strutture residenziali e semiresidenziali, con le loro complessità istituzionali, poi lo studio privato, con la sua intimità e i suoi confini netti.
Comincio il mio intervento da qui per una ragione che riguarda tutto il resto. Il primo giorno del mio incontro con le dipendenze, la persona che è stata aiutata sono stata io; poi ho studiato, mi sono specializzata, ho cominciato a lavorare, e ho passato anni a dimenticarlo.
