Per scaricare l'intervista, cliccare QUI


                                                                                    Roma-San Francisco, 9 ottobre 2017



Perché hai scelto la Control-Mastery Theory (CMT) come quadro di riferimento teorico per il tuo lavoro? Cos’è che ti ha attratto della CMT? 

Sono venuto in contatto per la prima volta con la CMT durante il tirocinio pre-dottorato al Mount Zion Hospital di San Francisco. Nel corso di quell’anno presi parte a una delle conferenze cliniche presiedute da Hal Sampson, e uno dei miei primi supervisori è stata Cynthia Shilkret, membro del Mount Zion Psychotherapy Research Group (che poi è stato chiamato San Francisco Psychotherapy Research Group) ed esponente della CMT. Grazie al mio lavoro con Hal e Cynthia ho imparato a comprendere il ruolo giocato dalle credenze patogene nello sviluppo e nel mantenimento della psicopatologia funzionale.

Per scaricare l'intervista, cliccare qui

Joe era nato e cresciuto a Cincinnati. Suo padre, HB[1], era cresciuto in povertà, e con Joe era stato molto duro, molto attento alla disciplina; sua madre, Gertrude Minnie Marks, veniva invece da una famiglia molto ricca. Joe aveva due sorelle, Regine[2] e Martha.

Ad Harvard aveva studiato matematica, ma era stato sempre molto interessato al modo in cui operavano le persone, cosa per lui molto importante forse perché stava cercando di padroneggiare in questo modo qualche suo trauma infantile. E non solo aveva una grande capacità intellettuale, ma anche un grande talento, aveva una compassione immensa per le persone, e per lui prendersi cura delle persone era una cosa molto seria; anche se amava divertirsi, c’era un suo lato molto serio, e sapeva essere molto disciplinato.
 

Marshall Bush intervistato in occasione del XI Congresso Nazionale SPR (Italy Area Group) "I soggetti della relazione terapeutica. Tra clinica e ricerca" tenutosi a Milano il 21 e il 22 ottobre 2016.

George Silberschatz intervistato in occasione del XI Congresso Nazionale SPR (Italy Area Group) "I soggetti della relazione terapeutica. Tra clinica e ricerca" tenutosi a Milano il 21 e il 22 ottobre 2016.

Francesco Gazzillo: Perché hai scelto la CMT come teoria di riferimento e cosa ti ha attratto di più della CMT dal punto di vista personale?

Marshall Bush: Quello che mi attrae di più è la visione della natura umana offerta dalla CMT, che è in contrasto stridente con quella della psicoanalisi, che è stata la teoria che ho appreso nel corso del mio training. Per la psicoanalisi classica, infatti, le persone sono motivate primariamente da impulsi molto primitivi e infantili e sono in lotta con il terapeuta perché non vogliono rinunciare alla gratificazione di questi impulsi. Non mi sono mai sentito a mio agio in questa visione.

Francesco Gazzillo: Perché hai scelto la Control Mastery Theory come teoria di riferimento e cosa ti ha attratto di più della CMT dal punto di vista personale?

George Silberschatz: Provenivo da una prospettiva molto psicoanalitica e mi è sempre interessata la teoria psicoanalitica, ma una delle cose che non mi convinceva era l’importanza che attribuiva alla teoria pulsionale, alla teoria per cui tutto il comportamento può essere ricondotto alla sessualità e all’aggressività, cosa che mi sembrava troppo semplicistica. E sono stato attratto dalla CMT perché combina una comprensione profonda delle persone, dei loro problemi e della loro personalità con una prospettiva molto umanistica, e a me piace moltissimo questa prospettiva umanistica.